Amo profondamente la lingua italiana. È così ricca, variegata, densa di parole arcaiche che hanno il pregio immediato dell’armonia. Mi ha sempre colpito sapere che utilizziamo solo poche migliaia di termini quando disponiamo di un vocabolario che ne contiene più di duecentomila. È una consapevolezza magnifica anche se diventa difficile oggi, alla fine del primo quarto del nuovo secolo immaginare di utilizzare in un racconto o in un romanzo ancora termini meravigliosi come gaglioffo, malandrino, marachella, vetusto o diniego.
Per carità, può essere una sfida e in effetti ogni tanto a qualcuno riesce. Ricordo, ad esempio, il brano “Per dirti ciao” di Tiziano Ferro dove l’artista di LA – nei doppi sensi possibili, ovvero Latina e Los Angeles – riesce a riprendere una parola antica come astanteria e a inserirla nel brano. Canta Tiziano:
“Magari un giorno avremo un posto
Anche nascosto oppur distante
Dalle tante astanterie
In cui riposano gli amori ormai in disuso
Quelli non storici, di cui nessuno parlerà.”
Suona bene “astanteria”, sarete d’accordo con me. Anche se un bel “Pronto Soccorso” oggi sarebbe più attuale. Ma in quel caso mi salta il gioco con “distante”. Tecnicismi. A parte il fatto che i testi di Tiziano Ferro andrebbero analizzati in modo approfondito anche per altre questioni, diciamo così di logica del pensiero. Ne cito solo una e mi taccio: ““Ti prego non fermarti proprio adesso
perché dopo non si può.” Come dire: hai una possibilità di fermarti ma ormai è già troppo tardi. Meraviglioso.
Tendo a divagare – spesso – e me ne scuso. Restando in tema musical-letterario mi è capitato spesso nei miei programmi radiofonici di citare una canzone che rappresenta in pieno la magnificenza della nostra lingua italiana. Mi piace citarla anche in questa occasione invitandovi ad ascoltarla almeno una volta nella vita. Il testo è davvero colto e ben manifesta la profondità della lingua di Dante. Il merito è del paroliere e poeta Gaio Chiocchio, che così declama:
“Lingua di marmo antico di una cattedrale
Lingua di spada e pianto di dolore
Lingua che chiama da una torre al mare
Lingua di mare che porta nuovi volti
Lingua di monti esposta a tutti i venti
Che parla di neve bianca agli aranceti
Lingua serena, dolce, ospitale
La nostra lingua italiana”
Il brano si intitola La nostra lingua italiana ed è splendidamente musicato e cantato da Riccardo Cocciante.