Ho iniziato a scrivere alla fine degli anni Sessanta. Fa impressione dirlo, ma è così. Ho cominciato a farmi rapire dalla magia della scrittura – ne parlo anche nel mio primo libro di narrativa – all’età di quattro-cinque anni, prima di iniziare le scuole elementari. Il merito è di alcune mie amichette che vivevano nel mio stesso condominio; avevano qualche anno più di me e diventò un gioco prendermi sotto la loro ala protettrice per trasformarmi nell’alunno a cui insegnare qualcosa. Un gioco che mi piaceva moltissimo e che ci divertivamo a fare tutti i giorni. Ricordo Cinzia, Maria Pia, Patrizia e sicuramente dimentico qualche nome. Una sfilza di maestre tutte per me. Una meraviglia.
Scrivere voleva dire aprire porte nuove, esperienze, giochi, aperture mentali. Fu un’esperienza di grande bellezza che la scuola fortificò. Mi piaceva ogni cosa: la bella scrittura, il profumo dei quaderni, le copertine colorate, i dettati, i disegni da colorare. Al punto che portai la scrittura stabilmente nel mio tempo libero, nel tempo del gioco vero e proprio. È buffo ricordarlo pensando al mio lavoro di giornalista, ma uno dei giochi che mi impegnavano di più nella mia infanzia voglio proprio raccontarvelo.
Prendevo un foglio formato A5, recuperavo un quotidiano usato, tagliavo con le forbici la testata e la incollavo nella parte alta del foglio. Dopo di che con matite, righelli e pennarelli creavo la prima pagina del giornale. Titoli, articoli, immagini, annunci pubblicitari: facevo tutto io perdendoci ore e ore. Penso sia stata una miccia di grande creatività, la prima vera sfida del foglio bianco da riempire a piacere. Negli anni ho continuato a realizzare quel tipo di esercizio, spesso in occasione di compleanni o anniversari da celebrare. Ricordo ad esempio la sorpresa del Signor Emilio, commendatore del lavoro, per cui realizzai una finta pagina del Corriere della Sera completamente dedicata a lui, in cui illustravo la sua dedizione al lavoro, il valore della sua azienda, le scelte imprenditoriali della sua vita. So che la conservò con cura per molti anni: d’altronde quando mai succede che un quotidiano dedichi un’intera pagina alla tua vita?