Scrivere un libro significa condividere una parte di sé.
Credo accada a tante persone che amano scrivere. La lettura che segue la pubblicazione di una storia fa da cassa di risonanza a tutta una serie di riflessioni. Primo fra tutti è cercare di capire quanto l’autore assomigli al suo personaggio. Francesco è nato alto, magro con capelli rossi ricci e lentiggini, quindi, almeno fisicamente abbiamo poco in comune. Sui pensieri espressi, invece, ne potremo parlare a lungo.
Ho gradito molto la recensione di Laura Valera, scrittrice e counselor, che ha condiviso pubblicamente le impressioni della sua recente lettura. So già che sarà un piacere dialogare con lei alla Biblioteca di Cuveglio, in provincia di Varese, il 30 ottobre 2025.
Ecco quello che ha scritto sulla sua pagina facebook:
Un romanzo delicato, piacevole, che tra le righe e le frasi, assai spaziate, lascia scorrere una brezza leggera e fresca, come quella che si respira in certe sere estive, all’aperto, sulla sdraia, magari in montagna, dove di solito non ci sono zanzare né rumori o luci moleste, e alzando gli occhi al cielo la volta celeste lascia incantati, sospesi.
Daniele Oldani, classe 1964, conduttore radiofonico di Rete Uno della RSI radiotelevisione svizzera, dove tutte le mattine conduce il programma Albachiara, ha scritto il suo primo romanzo all’insegna di una simpatica ironia, delicata profondità e originalità di stile e linguaggio.
La trama semplice, lineare, snella, che sta tutta già dichiarata nel titolo, come il suo protagonista, Francesco: un giovane bancario svizzero, dai capelli rossi, che, per caso o per destino, incontra una insolita indovina che gli predice la sua prossima dipartita, intimandogli di stare a casa quel fatidico martedì.
Daniele Oldani accompagna il suo protagonista nell’intensa e tesa settimana di attesa, ce la racconta in prima persona e con lui il lettore entra in punta di piedi nella vita del giovane, con pensieri in fondo così umani e adulti che è facile riconoscere come propri. E intorno a lui ruotano i suoi amici più cari, affetti, colleghi, famigliari, con alcuni dei quali Francesco sceglie di condividere l’inquietudine che la profezia gli ha provocato. E se la paura di morire è in sostanza quella evocata, una grande voglia di vivere, e vivere bene, è invece ciò che più si respira nello scorrere delle pagine.
Un romanzo che cattura e scorre piacevolmente, ma tocca temi e domande per nulla leggeri, né superficiali, domande con la maiuscola, quelle importanti, che uomini e donne, da che sono al mondo, non hanno mai smesso di farsi: è già tutta deciso, segnato, il destino della nostra vita o ci sono margini di libero arbitrio? Possiamo noi, con le nostre scelte ed il nostro comportamento, incidere, modificare almeno un po’ la trama già scritta nel copione del nostro personaggio?
Un romanzo, questo, in cui la penna dell’autore non pare tanto mossa dall’intento di dare risposte, quanto piuttosto dall’aprire le menti e i cuori alle domande e a quel senso del “non so” e del mistero che talora uno sguardo al cielo stellato, una passeggiata in alta quota, o un bel giro in bicicletta sanno suscitare, passioni che qui Daniele Oldani descrive così bene che sospetto siano anche le sue: e il 30 ottobre avrò l’occasione di scoprirlo, dialogando con lui in Biblioteca a Cuveglio, dove sarà ospite per parlarci del suo romanzo.
Invito a partecipare, certa che sarà una conversazione frizzante, acuta e allegra e a lasciarsi tenere compagnia da Francesco, il protagonista, che parla tra le pagine del libro.
Laura Valera