Stupirsi, sempre.

Confesso che mi succede ancora. Nonostante la mia veneranda, riesco ancora a sorprendermi parecchio. Superata la sindrome del “ho una certa età, ho già visto e provato tutto”, magicamente ci sono ancora tante cose, situazioni, incontri che mi sorprendono. E attenzione, non sto pensando a dinosauri che riappaiono improvvisamente o a roboanti guerre stellari che si manifestano nel cielo: anche due mucche al pascolo, per dire, attraggono la mia attenzione, solleticano il mio interesse e stimolano la mia curiosità. Difficile dare una ragione a tutto questo, ma accade. Adoro poi ascoltare le persone nella loro quotidianità: lì, spesso, trovi delle perle che al confronto, quella di Labuan impallidisce; ci sono situazioni che sfuggono al valore dell’infinito, ma che possono contenere elementi di saggezza e cortocircuiti di bellezza.

L’ultimo episodio mi è successo pochi giorni fa. Mi trovavo in una località di montagna: di fronte avevo il classico laghetto alpino, accanto passanti di varie età, culture e lingue, bambini piangenti, teenager esigenti, nonne pentite di aver portato con sé cotanta ingombrante parentela. In questo mélange appassionante di vite appare Lei, la vera protagonista della mia intensa passeggiata. Venticinque/trent’anni al massimo, fisico esile, statura minuta, lunghi capelli raccolti con una lunga coda, t-shirt bianca senza maniche e l’immancabile cellulare tra le mani. La sento chiacchierare dietro di me, con voce piuttosto sostenuta. Parla da sola – come accade a tanti – e capisco che sta inviando un lunghissimo vocale. Uno di quegli audio di minimo dieci minuti che non vorresti mai ricevere, perché sai già che ti ruberanno energia vitale. La ragazza cammina con un’andatura decisa, quasi marziale. Ha fretta, si intuisce. Ma non quando si tratta di inviare un messaggio ad un’amica. Lì il tempo si dilata, come la lava che dalla cima del vulcano raggiunge il mare. Come non sorprendersi – è di questo che stavamo parlando, no? – quando senti dire una frase di questo genere: “le cose non funzionano più, io devo reagire, non mi devo far più mettere i piedi in testa”. Vai ragazza energica del 2025, reagisci, fagli vedere chi sei – rifletto mentre mi passa accanto.

Poi la sua frase si conclude così: “Ho deciso di prendermi del tempo per me stessa. Più tardi vado a rifarmi le unghie”.

La sorpresa è grande, immensa. Verrebbe voglia di raccontare la vita di questa ragazza che sa unire in modo armonico e in un unico pensiero concetti così distanti. Perché, sarete d’accordo con me, affiancare i piedi in testa e le unghie da rifare è roba da professionisti.

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