Divenire è un verbo molto bello. E soprattutto molto vero. Mi viene spontaneo crederlo, ripensando al lungo percorso che la creazione del mio primo libro di narrativa ha comportato. Mille cose sono cambiate dalla prima stesura scritta rigorosamente a mano nel mese di novembre del 2024. Curiosamente alcuni cambiamenti si sono resi necessari anche perché non sempre riuscivo a interpretare quello che avevo scritto nella foga del flusso creativo… chissà se succede anche ad altri?
“Chi non legge la propria scrittura è un asino di natura” si diceva ai miei tempi, più o meno mille anni fa. Come vive un “generazione zeta” un proverbio di questo tipo? Scrivere? In che senso? Non basta fare un vocale o un reel su TikTok? Mai generalizzare comunque, magari proprio in questo momento sta compiendo vent’anni lo scrittore o la scrittrice che dominerà i mercati letterari del prossimo decennio. Chi può dirlo?
Torno al punto di partenza e smetto di divagare. I cambiamenti che questo libro ha subito hanno riguardato anche le note di copertina, le preziose informazioni per presentare questo libro a chi non lo conosce, e soprattutto a chi non conosce (questione molto probabile per altro ). Solo per chi ha scelto di seguire questo sito ecco la presentazione scartata, giudicata troppo lunga dal comitato dei miei fedelissimi. Eppure qualcosa continua a piacermi di questa impostazione…
Cinque cose che questo libro È.
È un libro che respira (con spazi e tempi necessari tra riga e riga).
È un libro che crede nella magia del vivere.
È un libro che celebra la teoria del dubbio.
È un libro che fa ridere.
È un libro che può facilmente emozionare.
Cinque cose che questo libro NON È.
Non è il classico polpettone (per altro l’autore è anche vegano, quindi dovremmo
necessariamente accordarci sugli ingredienti).
Non è un libro dove non si capisce il finale. Anzi.
Non è un libro da leggere con accanto il vocabolario. Non è necessario.
Non è un libro che si prende troppo sul serio.
Non è un libro che assomiglia ad un altro libro. Almeno, non credo.
Detto questo (grazie per aver letto fin qui) procediamo.
Questo è un libro che parla del destino. Di quello che ciascuno di noi si conquista e di quello che in parte è già scritto. È la storia di Francesco, un ragazzo di ventisette anni che vive a Mendrisio, nel Canton Ticino, in Svizzera. Lavora in banca, ha una vita decisamente ordinaria, ama camminare e andare in bicicletta, raccoglie adesivi della frutta, ha un capo on the road e una collega leggermente stalker e forse ha anche una fidanzata, con cui discute, non con grande competenza, di capanne sudatorie, di crescita personale e di who is in. Fortunatamente ha anche un vero, grande amico che in questa storia avrà un ruolo molto importante.
Un giorno però, in questa esistenza tutto sommato equilibrata, accade qualcosa. Francesco vive un insolito incontro con una donna che, fissandolo negli occhi, lo mette in guardia su un pericolo imminente: “Martedì prossimo – gli dice – non uscire di casa. Non farlo, perché rischi di morire. Non sto scherzando – insiste – uscendo di casa corri un pericolo davvero grande e potresti perdere la vita”.
È uno scherzo? È una cosa seria? Cosa farà Francesco martedì? Uscirà comunque o, ascoltando questa curiosa profezia, deciderà di restare chiuso in casa?
In questo libro troverete tutte le risposte. Non solo. Mi hanno detto che morirò martedì vi permetterà di planare su temi affascinanti come la musica, Einstein, il caso, l’astrologia, la fortuna, le rune, la Valle Maggia, gli amori malesi, San Bernardino, la cucina balcanica, il terrapiattismo, le Harley Davidson, i pavoni egocentrici e i consolador. Oltre ad approfondire temi essenziali come il senso del vivere e la teoria del dubbio. Caspita, qui si fa sul serio.
Alla luce di questo strano elenco, so bene che vi starete chiedendo: ma questo libro è forse un romanzo di formazione? Un thriller? Un saggio sul destino? Forse. Rende meglio l’idea dirvi che questo è un libro dove si sorride. E anche molto.
Sorridere di noi stessi e delle nostre meravigliose vite, fidatevi, è un esercizio che può farci solo bene.
Buona lettura.
Detto in generale, non necessariamente in relazione a questo libro.
Beh, ovvio, se leggerete questo libro meglio.
A voi la scelta.
Non voglio certo condizionarvi.
Ci mancherebbe altro.
Nient’altro da aggiungere vostro onore.
2 risposte
Bhè il titolo del libro “spacca” complimenti. Mi piacerebbe leggerlo e farlo leggere a mia figlia di 14 anni. Secondo te sarebbe interessante anche a lei? Il tuo libro lo trovo anche fisicamente nelle librerie di Bellinzona? Ho finito le domande 🙂 un abbraccio
Ciao Deborah, grazie per i complimenti al titolo, spero che anche il resto sia di tuo gradimento. Io credo che possa essere tranquillamente una lettura per un’adolescente: lo sta leggendo mia nipote di 11 anni e al momento sembra gradire. A Bellinzona lo trovi da Taborelli. Un abbraccio a te. D.