Quando l’intervistato sono io

Per tanti anni ho avuto il privilegio di stare dall’altra parte del microfono. Ho realizzato centinaia di interviste a scrittori, cantanti, attori, divulgatori e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. Fare domande, ascoltare storie e cercare di cogliere ciò che rende unica una persona è sempre stato uno degli aspetti più affascinanti del mio lavoro.

Per questo motivo mi fa un certo effetto ritrovarmi, ogni tanto, nel ruolo di intervistato. Cambia la prospettiva: ci si scopre a raccontare il proprio percorso, le motivazioni che stanno dietro a un libro e le emozioni che accompagnano la scrittura. In questi ultimi giorni ho avuto il piacere di partecipare a due belle interviste dedicate al mio lavoro e al mio ultimo progetto, il romanzo “Abbracciami (anche per finta)”.

La prima è stata pubblicata sulle pagine del quotidiano La Regione, mentre la seconda è apparsa sul profilo Instagram “Le letture di Vale”, una realtà che promuove libri e lettura con entusiasmo e competenza.

Sono occasioni preziose perché permettono di approfondire temi che spesso, per ragioni di tempo o di spazio, restano sullo sfondo. Ma soprattutto rappresentano un momento di incontro.

Non è un caso che la parola intervista richiami proprio l’idea dell’incontro: due persone che dialogano, si ascoltano e condividono punti di vista. Che si tratti di un giornale, di un social network o di una chiacchierata dal vivo, questo scambio rimane sempre un valore aggiunto.

E in un’epoca in cui comunicare è sempre più facile ma ascoltarsi davvero è sempre più raro, ogni incontro autentico è qualcosa da accogliere con gratitudine.

Per cui, grazie Valentina e grazie Virginia.

Qui sotto trovate i link alle due interviste: buona lettura!

Prima intervista: Quotidiano La Regione

Seconda intervista: Le letture di Vale


INTERVISTA A DANIELE OLDANI

Le letture di Vale 2026
Abbracciami (anche per finta)

Dopo aver letto Abbracciami anche per finta, sono felice di condividere alcune domande con Daniele Oldani, per conoscere meglio la nascita del libro, le emozioni dei personaggi e le riflessioni che questa storia lascia al lettore.

1. Come è nata l’idea di Abbracciami (anche per finta) e da dove arriva questo titolo così evocativo?

La storia è nata nel 2020, l’anno del Covid, del distanziamento sociale e delle mascherine. Un anno in cui gli abbracci erano diventati improvvisamente proibiti, come tutti ricordiamo. Probabilmente, per effetto di quel clima e di quel bisogno collettivo di vicinanza, mi è arrivato un titolo così forte, immediato e potente.

Ho una vera passione per i titoli e, quando ne trovo uno che contiene già in sé l’intensità di una storia, lo accolgo con grande entusiasmo. Abbracciami (anche per finta) evoca un bisogno affettivo assoluto e rappresenta perfettamente la dimensione emotiva del romanzo. Al tempo stesso, però, fa da contraltare a una vera e propria commedia, che costituisce il perno e il filo conduttore della narrazione. Come spesso accade nei miei racconti, lacrime e sorrisi percorrono insieme lo stesso viaggio.

2. Quanto c’è di te nei personaggi e nelle emozioni raccontate nel libro?

In questo secondo romanzo ho scelto di ispirarmi ad alcune mie esperienze e ad alcune mie convinzioni personali nella costruzione dei personaggi, in particolare del protagonista. C’è qualcosa di me nel suo passato, ma anche nelle scelte che compie dopo aver ottenuto una vittoria straordinaria in un concorso a premi. Durante le presentazioni capita spesso che qualcuno mi chieda: «Tu cosa faresti con 131 milioni di euro sul conto corrente?». La mia risposta è sempre la stessa: esattamente quello che decide di fare il protagonista della storia.

Abbiamo quasi la stessa età, abbiamo ascoltato le stesse canzoni nei juke-box – qui si percepisce che sono diversamente giovane – e stiamo attraversando quella fase della vita in cui le prospettive iniziano lentamente a restringersi. Come si dice scherzosamente in questi casi, per entrambi è decisamente più vicina la pensione della laurea.

3. Nel tuo libro, il titolo Abbracciami è accompagnato dal sottotitolo Per finta. Qual è il significato di questa scelta? Che cosa si nasconde dietro questo contrasto tra il desiderio di un abbraccio e l’idea che possa essere soltanto una finzione?

Quelle due parole, “per finta”, possiedono un enorme potere evocativo. Rappresentano la richiesta disperata di chi ha bisogno di rifugiarsi in un abbraccio, indipendentemente dal fatto che sia reale o soltanto immaginato. Questo titolo mi ha conquistato fin dal primo istante perché racchiude già dentro di sé gli elementi essenziali di una storia: un dolore, un vuoto, un appello che supera la logica e, forse, persino la dignità.

Ho scelto di intitolare Abbracciami (anche per finta) una delle cinque parti in cui si sviluppa il romanzo e chi leggerà il libro scoprirà progressivamente chi pronuncia questa richiesta e quali significati porta con sé. Posso anticipare soltanto che questo incontro tra il titolo e la trama avviene grazie all’antica e mai dimenticata arte della poesia, alla quale mi sono affidato per dare voce a una delle emozioni più profonde della storia.

4. Ho notato che il tuo romanzo è strutturato in capitoli brevi. Perché hai scelto questa forma narrativa? È un modo per dare ritmo alla storia, mantenere viva la curiosità del lettore o accompagnarlo più da vicino nelle emozioni dei personaggi?

Le ragioni sono diverse. La prima è che da sempre privilegio una scrittura molto cinematografica e teatrale. Visualizzo le storie che racconto e, quasi naturalmente, finisco per suddividerle in tante piccole scene. I capitoli brevi aiutano il ritmo della narrazione e consentono di concentrare l’attenzione su ogni episodio, attribuendo a ciascuno lo stesso valore all’interno del mosaico complessivo.

La seconda ragione nasce dal confronto con molti lettori e lettrici. Salvo rare eccezioni, tantissime persone leggono la sera, prima di addormentarsi. Avere 54 capitoli brevi permette di ritagliare piccoli momenti di lettura e di avanzare comunque nella storia senza interrompere il piacere del racconto.

La terza ragione riguarda il mio desiderio di “trasgredire” anche attraverso l’impaginazione, gli spazi, il respiro delle pagine. Mi piace l’idea di condividere con il lettore non soltanto la storia, ma anche il ritmo con cui è stata scritta.

E poi c’è un ultimo motivo, per me importantissimo: adoro i titoli. Mi sono divertito moltissimo a dare ai capitoli nomi curiosi e, spero, sorridenti. Titoli come Fruttariano e tendenzialmente bananariano, Mia sorella parla con i fantasmi, I merluzzi del nostro simpatico Sherlock Holmes o Il coso… al coso riescono ancora oggi a mettermi di buon umore.

5. Qual è l’emozione che speri di lasciare nel cuore di chi leggerà l’ultima pagina?

Mi auguro che questo libro, come tutti quelli che ho scritto e che continuerò a scrivere, possa lasciare ai lettori il desiderio di coltivare la propria creatività, la curiosità e il piacere di lasciarsi sorprendere.

So di raccontare storie insolite, talvolta paradossali, ma credo che ogni occasione per esprimere sé stessi e guardare il mondo da una prospettiva diversa sia un’opportunità da accogliere. Se alla fine della lettura qualcuno sentirà il desiderio di osservare la realtà con un pizzico di stupore in più, allora avrò raggiunto il mio obiettivo. E quel tipo di abbraccio, questa volta, non avrà nulla di finto.

6. Se potessi rivolgere una domanda ai tuoi lettori dopo che hanno terminato il libro, quale sarebbe?

La mia scrittura, proprio come il mio lavoro di conduttore radiotelevisivo, è cresciuta grazie al confronto con il mio pubblico.

In radio è tutto molto semplice: basta guardare i messaggi degli ascoltatori per avere una risposta immediata. Con i libri il dialogo richiede un piccolo passo in più, ma credo che valga la pena compierlo.

Per questo invito chi leggerà questa storia a scrivermi, anche soltanto poche righe, all’indirizzo daniele@danieleoldani.com. Mi piacerebbe conoscere le emozioni, i dubbi e le riflessioni che il romanzo avrà provocato.

E, già che ci siamo, vorrei sapere anche una cosa: quali sono le prime tre cose che fareste dopo aver vinto 131 milioni di euro?

7. Daniele, da lettrice mi sono affezionata molto a Viola e la sua storia mi ha lasciato due domande. Perché hai scelto di separarla da sua figlia Serena, dopo che aveva già perso il marito? E perché hai deciso di non farle ritrovare, lasciando così in sospeso il loro legame di madre e figlia? Mi piacerebbe sapere cosa ti ha spinto a fare queste scelte narrative.

Questo libro rappresenta il secondo capitolo di quello che considero un percorso narrativo dedicato al tema del destino.

Nel primo romanzo, “Mi hanno detto che morirò martedì”, una profezia invitava il protagonista a restare in casa per evitare il rischio di morire. In “Abbracciami (anche per finta)” il destino sceglie invece di intervenire regalando a qualcuno una quantità di denaro tanto enorme quanto inaspettata. Ma il destino non è mai lineare. Ha regole che comprendiamo e altre che ci sfuggono completamente.

Mi interessava osservare la reazione umana di fronte a una fortuna così clamorosa e, soprattutto, provare a rispondere alla domanda che tutti, prima o poi, ci poniamo: i soldi danno davvero la felicità? Come hai potuto leggere, le risposte non sono semplici. La vita raramente distribuisce gioie e dolori in modo equilibrato. A volte concede molto, altre volte porta via qualcosa di prezioso.

È vero, Viola perde prima il marito e poi la figlia. Tuttavia, nel finale scopre l’esistenza di una figura che non possiamo rivelare e che potrebbe restituirle emozioni, speranza e una nuova voglia di vivere.

Dare e togliere. Ho l’impressione, Valentina, che la vita funzioni proprio così.

8. Da lettrice molto curiosa, oltre a Viola ho apprezzato tantissimo il personaggio del sindaco, che mi ha fatto sorridere, soprattutto per il suo rapporto con il vicesindaco e per le continue diatribe tra i due! Tra tutti i personaggi che hai creato in questo romanzo, qual è quello che ti è rimasto più nel cuore e a cui sei più legato? E perché?

Ho adorato immaginare, descrivere e costruire nei dettagli il caro sindaco Mario Beccanti. Raccontare un personaggio così egocentrico è stato molto divertente e, tutto sommato, non particolarmente difficile: l’ego offre continuamente spunti inesauribili a chi osserva il mondo con curiosità.

Anche il suo alter ego, il vicesindaco Giacomo Mitillo, con la sua tenerezza e la sua rassegnata consapevolezza di essere una sorta di “tappetino umano” per il sindaco-re, mi ha regalato molte soddisfazioni narrative. In fondo, pur essendo molto diversi, i due viaggiano in perfetta sintonia, come fanno certe vecchie coppie dopo una vita trascorsa insieme.

Se però devo scegliere un solo personaggio, allora dico Viola.

Viola è il cuore della storia. È il personaggio sul quale ho lavorato con maggiore attenzione e delicatezza, cercando ogni volta le parole più giuste per raccontarne le fragilità, la forza e le contraddizioni. Attraverso di lei ho provato a condividere con i lettori tutti i chiaroscuri di questa vicenda. Ed è probabilmente il personaggio che, una volta terminato il libro, mi è rimasto accanto più a lungo.


Immagine di copertina creata con AI

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