Leggere fa bene. E, lo confesso, non ne sono sorpreso

Ogni tanto arriva quella notizia che – sono convinto, sarà successo anche a voi – crea quell’effetto “ma io lo sapevo già”.

È quello che mi è successo leggendo i risultati della recente ricerca dell’University of Cambridge, secondo cui la lettura per piacere è associata a benefici per la salute mentale, al benessere generale, a una maggiore empatia e perfino a una riduzione del rischio di declino cognitivo.

Non ne sono sorpreso. Anzi, in qualche modo provo una sottile soddisfazione nel vedere che ciò che ho sempre percepito come lettore trova oggi un riscontro anche nella ricerca scientifica.

Per molti, leggere è un passatempo. Per me è sempre stato qualcosa di più. È un gesto semplice, quasi quotidiano, eppure capace di aprire porte inaspettate. Quando leggiamo siamo soli, è vero. C’è una poltrona, un treno, una sala d’attesa, magari il silenzio della sera. Eppure, quella solitudine non è mai isolamento. Al contrario, la lettura è una delle forme più profonde di incontro che io conosca.

Entriamo “in relazione” con persone che non abbiamo mai visto, epoche che non abbiamo vissuto, idee che non avevamo mai preso in considerazione. Attraversiamo mondi lontani e, quasi senza accorgercene, torniamo a casa con uno sguardo un po’ diverso. Forse più curioso, forse più comprensivo.

La ricerca di Cambridge sottolinea anche il legame tra lettura ed empatia. È un aspetto che mi colpisce particolarmente. Leggere significa entrare, anche solo per qualche ora, nella vita di qualcun altro. Significa osservare il mondo attraverso occhi diversi dai nostri. In un tempo in cui tutti parlano e pochi ascoltano, i libri continuano a insegnarci l’arte silenziosa dell’ascolto.

Non credo che la lettura sia per forza di cose una medicina miracolosa (dipende da troppi fattori e da troppe variabili): non risolve automaticamente i problemi, non elimina in tre secondi le preoccupazioni e non rende automaticamente migliori. Eppure offre qualcosa di prezioso: uno spazio di respiro. Un luogo in cui rallentare, riflettere e ritrovare una connessione autentica con noi stessi e con gli altri.

Forse è proprio questo il motivo per cui la notizia proveniente da Cambridge mi ha fatto piacere. Non tanto perché aggiunga valore ai libri, che ne hanno già moltissimo, ma perché riconosce ufficialmente qualcosa che tanti lettori conoscono da sempre.

Leggere fa bene. Alla mente, certo. Ma anche a quella parte più profonda e difficile da misurare che chiamiamo umanità. E sapere che la scienza sta iniziando a raccontarlo con dati e ricerche mi sembra, semplicemente, una bellissima conferma.

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