Storie che allargano lo sguardo.

Ho più di sessant’anni e leggo da sempre.

Da così tanto tempo che faccio fatica a ricordare un periodo in cui un libro non fosse già parte della mia vita. I libri mi hanno aiutato, accompagnato e, spesso, spiegato il mondo quando era difficile da comprendere.


In casa ne ho migliaia. Oggi sono collocati in una stanza tutta per loro, ma in passato hanno occupato pareti, garage, cantine, scaffali improvvisati, comodini, angoli impensabili. Non sono arredamento: sono bellezza e presenza. Sono una forma di respiro.


Un libro, per me, non è mai una cosa sola. È emozione, prima di tutto: quella che ti prende allo stomaco o ti rallenta il battito, che ti costringe a fermarti su una frase perché dice esattamente ciò che non sapevi di provare. È compagnia, una presenza silenziosa e fedele, che non chiede nulla ma offre moltissimo. Nei momenti di solitudine, stanchezza o disincanto, un libro sa restare.


È anche allargamento dello sguardo sul vivere. Ogni storia letta apre una finestra su esistenze che non sono la tua e, proprio per questo, finiscono per esserlo un po’.
È incontro: con personaggi, autori, idee, domande. Anche quando non sei d’accordo, anche quando ti arrabbi, stai comunque dialogando. E questo ti allena nella preziosa arte del compromesso.


Un libro è allenamento della fantasia. Ti ricorda che il possibile è più ampio del reale immediato, che si può immaginare, reinventare, costruire mondi.
È stimolo, è miccia. Forse anche per questo, a un certo punto, ho sentito il bisogno di scrivere. Sono l’autore di un romanzo, di una raccolta di aforismi, di centinaia di articoli e di racconti e, a breve… non vi posso dire altro. Per ora.


Leggere, oggi come ieri, resta per me un atto necessario. Un modo per restare curioso, vivo, in ascolto. Un tempo speso bene. Uno specchio per continuare a capire.


O, almeno, a provarci.

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