Ascoltare prima di parlare.

Nel mondo della comunicazione siamo spesso portati a credere che il cuore di un’intervista risieda nelle domande. In realtà, dopo molti anni trascorsi davanti a un microfono, ho imparato che il vero valore di un’intervista nasce molto prima dell’accensione del registratore e continua ben oltre la formulazione del primo quesito. Nasce dalla preparazione, dalla curiosità e soprattutto dalla capacità di ascoltare.

Nel corso della mia attività professionale ho avuto il privilegio di intervistare cantanti, attori, scrittori, giornalisti e personalità provenienti dagli ambiti più diversi. Ogni  incontro è stato speciale, ma tutti avevano un elemento in comune: il mio bisogno di arrivare preparato. Un’intervista non dovrebbe mai essere una semplice successione di domande standard, buone per qualsiasi ospite. Chi intervista ha il compito di conoscere il proprio interlocutore, di studiarne il percorso, di comprenderne il linguaggio e, per quanto possibile, di intuire quali siano i temi che gli stanno davvero a cuore.

Prepararsi significa leggere libri, ascoltare dischi, guardare film o approfondire articoli e interventi precedenti. Non si tratta di accumulare informazioni per sfoggiare conoscenza, ma di costruire un terreno comune sul quale possa svilupparsi una conversazione autentica. Quando un ospite percepisce che chi gli sta di fronte conosce il suo lavoro e ne rispetta il percorso, si crea immediatamente un clima diverso. Le risposte diventano più sincere, più profonde e spesso emergono aspetti che non troverebbero spazio nelle interviste più superficiali.

Guardate questo episodio di Ogni benedetta domenica dedicato al tema delle interviste

C’è poi un altro aspetto fondamentale che spesso viene sottovalutato: l’intervista non è una gara a chi parla di più. Chi intervista non è il protagonista. Il protagonista è l’ospite, con la sua storia, le sue idee, le sue emozioni. Può sembrare un concetto scontato, ma non sempre lo è. A volte il desiderio di dimostrare preparazione o di seguire rigidamente una scaletta porta a interrompere, a cambiare argomento troppo in fretta o a riempire gli spazi di silenzio che invece potrebbero generare riflessioni interessanti.

Le migliori interviste che ricordo sono quelle in cui ho lasciato spazio alle risposte. Quelle in cui una frase inattesa ha suggerito una nuova domanda, facendo variare piacevolmente il percorso previsto. È proprio in quei momenti che nasce la conversazione vera. Un’intervista non dovrebbe essere un interrogatorio, ma un dialogo nel quale l’ascolto ha la stessa importanza della parola.

Negli ultimi anni ho avuto anche l’opportunità di vivere l’esperienza opposta. Da quando ho iniziato il mio percorso di scrittura e pubblicazione, mi sono trovato sempre più spesso dall’altra parte della barricata, nei panni dell’intervistato. È stata una lezione preziosa. Rispondere alle domande di giornalisti, conduttori o moderatori mi ha permesso di osservare il lavoro dell’intervistatore da una prospettiva completamente diversa.

Ho capito quanto sia evidente, per chi risponde, distinguere tra chi ha preparato l’incontro e chi invece si affida esclusivamente all’improvvisazione. Si percepisce subito quando una domanda nasce da una lettura attenta e quando, al contrario, deriva da una rapida ricerca dell’ultimo minuto. Essere intervistati – aggiungo un forse –  mi ha reso un intervistatore migliore. Mi ha ricordato che dietro ogni ospite c’è una persona che desidera essere ascoltata prima ancora che raccontata. Mi ha insegnato che una buona domanda è importante, ma che una buona capacità di ascolto lo è ancora di più.

In fondo, il valore di un’intervista non si misura dal numero di domande poste, ma dalla qualità della conversazione che riesce a generare. Preparazione, curiosità, rispetto e ascolto restano gli strumenti più efficaci per chiunque voglia raccontare storie attraverso le parole degli altri. Perché un’intervista riuscita non è quella nella quale l’intervistatore ottiene tutte le risposte che aveva previsto, ma quella nella quale scopre qualcosa che non si aspettava.

E permette anche a chi legge o ascolta di fare lo stesso.

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