Un tempo speciale.

Mi piacerebbe parlare dell’ispirazione.

Non come di un mistero irraggiungibile, né come di una magia da evocare, ma come di un territorio interiore che conosco da sempre, almeno da quando la mia memoria ha iniziato a tenere traccia dei pensieri. L’ispirazione, per me, è un fatto naturale e al tempo stesso coltivabile: una sorgente che scorre da sola, ma che si alimenta con le mie curiosità, con ciò che osservo, con la disposizione che ho nel lasciarmi sorprendere.

Nella mia esperienza, le idee arrivano con una semplicità disarmante. A volte si presentano all’improvviso, come se bussassero con urgenza: anche nel cuore della notte, e so già che il sonno si farà attendere perché quell’intuizione chiede di essere ascoltata, seguita, protetta. Altre volte è un’associazione di pensieri: un collegamento inatteso, la scintilla di un dettaglio che risuona con qualcos’altro. E credo che in questo abbia un ruolo anche la mia attività radiofonica: la velocità con cui, in diretta, devi cogliere un’idea nel passaggio di un disco o in una frase appena sussurrata. Una sorta di ginnastica mentale che ti allena a trasformare un frammento in qualcosa di più grande.

Ricomincio a scrivere qui, dopo un periodo intenso, pieno di incontri, riflessioni, emozioni arrivate all’indomani dell’uscita del mio primo romanzo. Un’esperienza che porto ancora addosso: viva, pulsante, quasi fisica.

Eppure, ora mi ritrovo in un tempo diverso, difficile da definire. Non è più la frenesia di quando vivi immerso nei personaggi appena liberati sulla pagina, ma non è nemmeno l’inizio  in una nuova storia che ti si svela all’improvviso, completa. Mi viene in mente un’immersione, un tempo sospeso.

Un territorio quieto, fatto di silenzi che però non sono vuoti: hanno peso, forma, direzione.

Sono giorni di ispirazione, sì, ma anche di scrittura, riscrittura, e poi ancora riscrittura. Perché le storie non arrivano mai già pronte: evolvono, respirano, cambiano pelle.

Nascono lentamente, come la luce che scivola da un colore all’altro al tramonto; come le nuvole che si disperdono seguendo traiettorie imprevedibili; come quel confine incerto tra il giorno e la notte in cui non sai più se stai avanzando o tornando indietro.

In questo tempo di ascolto, di preparazione quasi invisibile, sta crescendo la mia nuova storia.
Ed è una storia che mi emoziona, che mi diverte, che mi fa compagnia.

Sento che sta chiedendo di uscire, di essere raccontata, che ha già iniziato a bussare con la pazienza delle cose vere.

Non vedo l’ora di condividerla.

2 risposte

  1. Vorrei avere la tua voglia e il tuo entusiasmo!
    Aspetto di leggere la tua nuova storia con la fantasia che ti contraddistingue.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Facebook
WhatsApp

Galleria Igienica

Tu cosa faresti?

Ma tu, voi che state leggendo questa pagina come vi comportereste? Uscireste di casa oppure “non se ne parla nemmeno”. Partecipate a questo grande sondaggio!