Stamattina ad Albachiara ho parlato di Intelligenza Artificiale. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. L’occasione nasce dal successo sorprendente di un cantante di nome Eddie Dalton, che sta scalando le classifiche internazionali con singoli ai primi posti dello streaming.
Piccolo dettaglio: Eddie Dalton non esiste.
Non ha voce, non ha una lingua per produrla, non ha polmoni né un diaframma: è un artista interamente generato dall’AI. È stato progettato rispettando quei parametri che il pubblico ama: una bella voce, un sound soul/r&b che tocca l’anima, un’immagine accattivante, sonorità coinvolgenti.
Risultato? Vetta delle classifiche iTunes, centinaia di migliaia di ascolti, un fenomeno in rapida ascesa.
Ascoltate come canta in questo video:
Quello che colpisce è la reazione generale che mi sembra di registrare: “Vediamo cosa succede”. Ma non c’è niente da vedere: è già successo. Sta accadendo ora, sotto i nostri occhi, e forse non ce ne accorgiamo abbastanza. L’Intelligenza Artificiale sta spazzando via – alla velocità della luce – modalità operative ormai vecchie, riducendo tempi di lavoro e offrendo soluzioni di una precisione quasi imbarazzante.
Provate a far elaborare all’AI un testo appena abbozzato: due idee buttate lì. In pochi secondi otteniamo un contenuto che un essere umano difficilmente produrrebbe con la stessa velocità. Lo stesso vale per video, immagini, musica.
Non c’è più alcun dubbio: l’arte dovrà fare i conti con questa rivoluzione, consapevolmente o meno.
Del resto, la tecnologia è già entrata a gamba tesa nei processi creativi: ricordate cosa significava scrivere con la macchina da scrivere, calcolare manualmente le posizioni dei pianeti per un tema natale o realizzare uno spot pubblicitario vent’anni fa?
Io credo che la nostra creatività – quella autentica, umana – possa restare un patrimonio unico solo se continuiamo a considerare l’AI uno strumento al nostro servizio. È un mezzo straordinario che riduce drasticamente i tempi di lavoro. Bene. Ma allora una domanda nasce spontanea: che cosa facciamo con il tempo che abbiamo guadagnato? Come lo utilizziamo? Quali nuove idee cerchiamo di sviluppare?
Ecco, queste, forse sono le prime risposta che dovremmo cercare.
Comunque, non tutto è perduto: a volte l’Intelligenza Artificiale non è così… intelligente. Guardate la foto che ho messo all’inizio di questo articolo: nel prompt avevo chiesto di farmi posare con i Beatles. Ecco, direi che c’è ancora parecchio da sistemare.
PS: io, invece, in quella foto, sono bello levigato.
PS2 : a meno che l’immagine dei Beatles sia tutelata in qualche modo, ma visti alcuni esempi che circolano in rete direi che non è proprio così.
